Salgo in macchina e guardo il Tupperware sul tappettino del lato passeggero con aria sconsolata e per un istante penso che forse dovrei buttare la pasta che sta lì dentro da due giorni in attesa di essere mangiata da qualcuno. Anche perché potrei giurare che un fusillo stesse cercando di salutarmi ieri mattina e io credo di avergli pure risposto con un amichevole sorriso.
Chissà, forse i fusilli sanno come fare per permettermi di comunicare con il mio amico Aris, un uomo croato che vive a Malinska e di italiano non parla una parola e l’ inglese non sa nemmeno che esista. Il fatto è che quest’anno le vacanze andranno un po’ così: ho iniziato un nuovo lavoro da un mese, mi hanno appena prorogato il contratto fino a fine settembre e mi trovo costretta a rivedere i giorni di ferie prenotati a Krk. Il problema vero è che la prenotazione è consistita in questo: io e Mr Trip siamo andati in giornata in Croazia e ci siamo recati al ristorante di Aris; lui ci conosce e quindi ha capito non appena ci ha visti il motivo della visita e quale appartamento volevamo affittare. Con un dito sul calendario abbiamo indicato i giorni scelti, ci siamo stretti le mani e senza dare acconti o lasciare il nostro telefono ce ne siamo dipartiti. Ora, avrei bisogno di spostare il nostro arrivo di uno o due giorni ma non riesco a telefonargli e, anche se dovessi riuscirci, non saprei come spiegarmi.
Ho persino mandato un sms in un linguaggio pseudo - croato composto di parole prese dai traduttori online che suona come il messaggio di una persona affetta da gravi disturbi psichici.
E’ tanto se non mi risponde con una bestemmia.
In croato però.
Luglio 12, 2008
Fusilli parlanti
Giugno 30, 2008
A proposito delle foto
(Piccola parentesi: ci terrei a specificare che tutte le foto presenti nel blog sono opera mia o di mr trip, scenari dei nostri viaggi e delle nostre passioni).
Giugno 29, 2008
Giugno 21, 2008
Dialogo tra pessy e la responsabile amministrativa
R.a.: Come va pessy la tua prima settimana di lavoro qui con noi, ti trovi bene?
p: Certo, molto bene, grazie. Sicuramente i primi giorni sono carichi di difficoltà perché ho tantissimo da imparare…
R.a.: A proposito di questo: hai tutte le informazioni che ti servono o ti manca qualche dato?
p: Qualche dato no, ma qualche rotella sì.
Per Judith
Sto preparando la salsa di fragole e il composto per la mia torta bavarese: il profumo dolce e inteso del preparato mi rilassa e appaga il mio olfatto saturo dei gas inquinanti e dello smog quotidiano.
Mi sento in dovere di dirti che domani vedrò Harry…
Le tue parole rimbalzano nella mia testa e non posso ignorare la loro forza; oh, Judith, mai riuscirò a comprenderti fino in fondo, a seguire i tuoi rapidi cambiamenti, a visualizzare in modo nitido le tue sempre nuove forme e consuetudini. Quasi sempre mi dai l’impressione di non voler essere felice davvero. La tua è una gioia superficiale, momentanea, irrequieta, destinata a precipitare per lasciare il posto alle fobie, al nervosismo e alla smania di ricercare nuovi confini ed orizzonti. La verità è che tu non puoi fare a meno di sentirti sola, lo so da quando ti ho conosciuta, ormai dieci anni fa; la tua reazione a questo stato d’animo è sempre stata la ricerca di qualcosa che materialmente o mentalmente potesse colmare un vuoto profondissimo. I vestiti, la tua collezione di cappelli e berretti, le sbronze del sabato sera, l’immagine che di te vuoi dare e che periodicamente decidi di mutare, in modo drastico ed ossimorico: dalla pink lady, alla fashion lady, dalla dark lady, alla alta-moda lady. Ricordo il giorno in cui, interamente vestita di nero, dall’abbigliamento agli accessori, mi regalasti alcune maglie e persino una tua collana, dicendomi che tu non le avresti più indossate in quanto troppo colorate. Rivedo il nostro incontro della settimana scorsa e il tuo trench anni ‘70 arancione e mi chiedo se tu sia mai stata coerente con le tue idee e con il tuo cuore. Allo stesso modo, metto a confronto le tue parole di una decina di giorni fa circa Harry e l’interruzione del vostro non-rapporto e il fatto che tu oggi sia con lui chissà dove. Non voglio nemmeno sapere dove vi siete trovati e come è andata, il tuo comportamento è assurdo. E bada bene: ho detto assurdo, non irrazionale. Tu sostieni che io sia razionale ma chi mi conosce profondamente lo sa che io non sono niente del genere: tu dici di essere, viceversa, irrazionale, ma non lo sei affatto. Il fatto che tu non pianifichi le cose o le giornate o che tu prenda decisioni continuamente diverse le une dalle altre, non significa che tu sia irrazionale. Per me è irrazionale colui che non segue la ragione ma l’istinto: tu non hai mai seguito il tuo istinto, altrimenti a quest’ora ti saresti trasferita a Firenze da un bel po’. A te piace avere le emicranie, perché il fatto di poterti lamentare, di poter accusare nuovi sintomi e quindi di dare un’immagine di te tormentata, sregolata, senza limiti, intellettuale e dannata allo stesso tempo, è il tuo reale obiettivo. Se realmente ti dessero fastidio le emicranie, la smetteresti di assumere farmaci sopra farmaci e abitueresti il tuo organismo a reagire, a sopportare e a stare meglio. Se veramente volessi Harry, non ti saresti mai trovata un lavoro full time e non lo continueresti ancora adesso, ma ti saresti laureata e te ne saresti scesa. La verità è che a te piace “stare nel mezzo”, hai il terrore di raggiungere una qualsiasi meta, non ami le cose finite e definite ma la burrasca, il lamentarsi della burrasca, il ricercare la burrasca. Così non sarai mai felice davvero Judith, e so che queste parole ti renderanno, nel subconscio, felice. Già, perché così potrai cercare nuove strade per esserlo, e poi negarle di nuovo ancora. A te non importa di come stai davvero, ma solo di quello che possano pensare gli altri di te: se tu veramente fossi la persona indipendente che cerchi di mostrare di essere, non avresti nessun problema nel definire il tuo rapporto con Harry, non ti peserebbe il fatto di non esserti ancora laureata, non cominceresti molte delle tue frasi con: “Lo so che per te non avrà alcun senso quello che sto per dire”.
Sono parole dure quelle che ho scritto, ma di un’ amica che ti vuole bene.
La parità tra i sessi
Mia cara, il giorno in cui ti tapperai le orecchie e non darai più retta a nessuno - media, marito, genitori o amici che siano - e farai le tue scelte in modo indipendente, sarà il momento in cui avrai ottenuto la parità tra i sessi.
(Zia Anna, un giovedì sera)





