House is about Love

Io sono l’ombra, e lui è il sole.
La luce che abbaglia e confonde, che riscalda e rassicura, che fa risplendere le cose per renderle più preziose.

Io sono la malinconia, e lui è la gioia.
La felicità che trabocca dallo sguardo mentre mi tiene per mano e mi sussurra un dolce amore, fatto di comprensione e pazienza infinite.

Io sono il vento volubile, e lui è la terra stabile ed eterna.
Io sono poco più di un soffio leggero ed inconsistente, vibrante e mutevole, piena di ammirazione per la sua determinazione, costanza e coerenza.
Lui riempie la mia mente di sogni che con le sue mani sa costruire, deformando le parole per mutarle nella concretezza delle cose.
Tra le mie ali ogni istante si perde e ritorna su di lui, sotto la forma del ricordo.
Lui è un continuo viaggio dentro me stessa, che mi costringe a rivalutarmi, a riposizionare le mie convinzioni, che mi obbliga ad affrontare ostacoli e difficoltà nuovi, per diventare di volta in volta più forte e per sentirmi maggiormente vicina a lui.

Vorrei ringraziarlo, per tutto questo e per molto altro ancora, ma forse preferirò semplicemente amarlo.

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Migro contro Migro

L’ odore dell’amido sui colletti
Le giacche di fine sartoria che vestono perfettamente i corpi dei dirigenti
La formalità delle discussioni
Il carattere economico, politico, statistico degli argomenti
Le conversazioni telefoniche in inglese o in spagnolo
I sorrisi sinceri dei fornitori
I sorrisi di circostanza dei fornitori
La cortesia forzata delle colleghe
Tanti interni telefonici che squillano
I cioccolatini al caffè nelle vaschette e i boccioni dell’acqua sempre fresca
I buyers sempre indaffarati
Le scrivanie traboccanti di documenti
La quattordicesima
La possibilità di crescere professionalmente ogni giorno
I corsi di aggiornamento il sabato mattina
l’ autocontrollo e l’ organizzazione delle cose
Adoro il mio lavoro e quella micro società vibrante e mutevole che è l’azienda per cui ogni mattina mi alzo alle 7.30 e dalla quale mi sento protetta e apprezzata.
Amo i tre piani su cui sono disposti gli uffici, gli open space, le centinaia di clienti che si servono dei nostri prodotti e il profumo della scrivania che viene pulita ogni mattina dalla donna di servizio.
A volte mi rende proprio felice trovarmi lì, tra quelle mura, e fare parte in modo attivo di tutto questo.

dialogo tra pessy e mr trip n° 03

mr tr: Sai pessy, oggi ho fatto una cosa che tu mi accusi sempre di non fare mai, anche se dovrei…

p: Ti sei fatto una doccia?

mr tr: No…

p: Ti sei pettinato?

mr tr: Mmmmh… no…

p: Hai giurato dinnanzi alla statua della Madonna del Carmine che non arriverai mai più in ritardo agli appuntamenti con me?

mr tr: Ehi cosa vorresti dire? Comunque non si tratta di questo…

p: Hai chiesto a mio padre di trasferirsi in un’altra Regione e di non rompere più le balle?

mr tr
: Pessy, basta!

p: Ho capito! Vuoi dirmi che hai deciso di regalarmi quel delizioso Tamagotchi che abbiamo visto l’altro sabato al negozio!

mr tr: …

p: ….

minuto di silenzio e di sguardi interrogativi

mr tr: Ok, me ne vado.

Fusilli parlanti

Salgo in macchina e guardo il Tupperware sul tappettino del lato passeggero con aria sconsolata e per un istante penso che forse dovrei buttare la pasta che sta lì dentro da due giorni in attesa di essere mangiata da qualcuno. Anche perché potrei giurare che un fusillo stesse cercando di salutarmi ieri mattina e io credo di avergli pure risposto con un amichevole sorriso.
Chissà, forse i fusilli sanno come fare per permettermi di comunicare con il mio amico Aris, un uomo croato che vive a Malinska e di italiano non parla una parola e l’ inglese non sa nemmeno che esista. Il fatto è che quest’anno le vacanze andranno un po’ così: ho iniziato un nuovo lavoro da un mese, mi hanno appena prorogato il contratto fino a fine settembre e mi trovo costretta a rivedere i giorni di ferie prenotati a Krk. Il problema vero è che la prenotazione è consistita in questo: io e Mr Trip siamo andati in giornata in Croazia e ci siamo recati al ristorante di Aris; lui ci conosce e quindi ha capito non appena ci ha visti il motivo della visita e quale appartamento volevamo affittare. Con un dito sul calendario abbiamo indicato i giorni scelti, ci siamo stretti le mani e senza dare acconti o lasciare il nostro telefono ce ne siamo dipartiti. Ora, avrei bisogno di spostare il nostro arrivo di uno o due giorni ma non riesco a telefonargli e, anche se dovessi riuscirci, non saprei come spiegarmi.
Ho persino mandato un sms in un linguaggio pseudo – croato composto di parole prese dai traduttori online che suona come il messaggio di una persona affetta da gravi disturbi psichici.
E’ tanto se non mi risponde con una bestemmia.
In croato però.