dialogo tra Mrs. Vento e la madre

– Vado nella mia stanza a suicidarmi, mamma.

– Va bene, ma prima almeno mettila un po’ in ordine.

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Krk 2008

Il sole comincia a scendere sull’orizzonte, lento ed accaldato, infuocando il cielo per renderlo ambrato e magico, come ogni sera, al tramonto. Il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli… luogo comune, frase banale, lo so, ma è uno dei suoni più rilassanti e distensivi per la mente che io abbia mai percepito.
Primo giorno di vacanza: scoprendo la natura e la pace dentro me stessa. Poco fa ascoltavo il mio corpo mentre si immergeva nell’acqua fresca del mare, e lasciavo stare da parte ogni pensiero estraneo alle mere sensazioni fisiche che in ogni istante provavo. La corrente marina che cambia, il mio corpo che incontra temperature mutevoli sotto la superficie, assieme a pesci colorati e vari, il moto simmetrico e ritmico dei miei muscoli che muovono, che spostano, che faticano.
Ammiro un mondo sottomarino attraverso il vetro della maschera subacquea, fatto di incontri, di vita, di non esistenza, di bioritmi paralleli e differenti da quello umano, forme distinte e cariche di istintive paure.
Ora l’orizzonte si staglia davanti ai miei occhi ed è simile ad una linea orizzontale di colore blu intenso, sopra alla quale stanno montagne curvilinee che la luce dipinge di azzurro. Un cielo terso, accarezzato da una lieve brezza carica di aromi e della condizione di sospensione in cui il mio animo sta in questo momento.
Ripenso a quando mi trovavo in questo stesso posto due anni fa, per la prima volta, con Digo.
Ripenso a quanto ero nervosa, al modo in cui stavo piegando la mia energia, alle esperienze negative incise su me stessa.
Quante cose sono cambiate da allora; come sono cambiata io da allora.
Di sicuro non ho più permesso ad un uomo che la mia persona e le mie sofferenze venissero ignorate, soprattutto se la fonte del mio dolore era quello stesso uomo: ho inoltre capito la differenza tra la solitudine fisica e quella psicologica.
Sto cercando di cambiare quanto di me sia a livello caratteriale che fisico non amo, e lo sto facendo per me sola, non per inseguire canoni standard e mediatici o inseguire un ipotetico modello superiore: semplicemente per stare bene.
Ho ricominciato a fare sport e a mangiare sano, a rimodellare il mio corpo. Sentire che mi sto prendendo cura di me mi aiuta mentalmente: mentre infilo le scarpe da corsa, quando sciolgo i capelli intrisi di sudore, è come se oltre a curare il mio fisico curassi anche le ferite dentro, piano piano, dolcemente e con amore. Mentre sento il peso del mio corpo fare pressione sui muscoli dei polpacci, e il piede che solleva la mia massa per spostarla in avanti, svuoto ogni pensiero, mi libero della tensione, percorro sentieri alberati, ombrosi e silenziosi, chilometro dopo chilometro, sola con me stessa e la mi passione, sorrido pensando che è bello avere il coraggio di ascoltare il proprio io più profondo, esaminare la coscienza per perseguire un benessere reale, interiore.
Quel benessere ora è qui, con me, la mia dolce metà e questo mare sconfinato.
Eppure ci sono persone che non vogliono essere felici, che trovano cool la depressione, l’alcol, tutto ciò che è diverso, eccentrico, sregolato, fuori dagli schemi. Io trovo che un simile atteggiamento sia tanto triste: passi la vita cercando di “distinguerti”, osannando un libertà mentale e di atteggiamenti che, nei fatti, si traduce in una prigionia dell’ossessione per la mediocrità e la massa omogenea, standardizzata e abitudinaria.
Mostrare una costante ricerca dell’alternativa a qualsiasi sistema e circostanza non credo sia una forma di libertà, ma una catena pesante che si trascina senza fine alcuno. Credo sia più intelligente, invece, ignorare se qualcosa di quanto facciamo sia o meno compiuto anche dal resto delle persone: io sono così, mi vedo con questa persona, leggo questi libri, ascolto questa musica solo perchè mi fa stare bene. Stop. In fondo la vita è una sola e breve, per cui non vedo altro modo per viverla in modo vero e assoluto, pieno.