3.

In quale angolo del pianeta si nascondeva quella stronza? Correvo sotto la pioggia, stremata e ringhiante, maledettamente furiosa, la cattiveria straripava dai miei occhi, non potevo credere che mi avesse picchiata. Lei e quell’altro stupido del suo amico che si portava a letto, lei e quell’inutilità di uomo che sapeva solo farle da cornice o da eco. Oltrepassai un pontile, il mare si ingrossava al mio incedere, i lampi a tratti tagliavano la notte, folgorandola per un istante. Un ticchettio come di mani che incitano alla violenza, un vociare lontano che non pareva nemmeno umano. Ansimavo appoggiandomi sulle ginocchia, poi uno scatto e un grido. Un altro tuono, un altro istante abbagliante: ma un attimo è sufficiente per intravvedere una figura, per intuire una traiettoria. Sparai un colpo, due colpi. La pistola stretta tra le mani, quasi giunte in una preghiera, ma non sapevo se di morte o di aver sbagliato la mira. Mi avvicinai, nel buio ogni cosa era una spasmodica ombra, ingannevole e impressionante. Solo sabbia lambita dal mare tempestoso, solo un cuore gonfio di vendetta: un’acqua scura e del sangue amaro, nulla era cambiato.

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