Andare

D’un tratto l’incomprensione innalzò un muro di silenzio e di fastidio reciproco. Ann fissava Clark senza riuscire più a trovare una motivazione per comunicare con lui, anche se negli ultimi trentacinque minuti comunicare era diventato sinonimo di insultare. Adesso non ricordava nemmeno più il motivo del litigio (forse l’aver usato un certo tono di voce per esprimere un commento che a lui irritava tanto) ma le sembrava che ogni cosa e ogni istante insieme a lui non avesse avuto, nè avrebbe potuto avere più in futuro, alcun senso. Cos’era quella pesantezza che ora sentiva nella testa e nel corpo? Perchè le sembrava di soffocare (forse tutti quelle ore di lavoro straordinario la stavano stancando troppo)?
“Ann, ma dove vai? Non abbiamo finito di parlare!”
“Beh, io sì” lei pensò, e divincolando il tentativo di Clark di trattenerla per un braccio, chiuse gli occhi, promettendo a sè stesssa che, d’ora in avanti e per tutto il resto della sua vita, avrebbe seguito soltanto il suo cuore “Ho bisogno d’aria” rispose, e scendendo gli scalini a due a due si diresse rapidamente verso il portone d’ingresso del condominio. Si arrestò dinnanzi all’uscio in ferro verdastro, arrugginito. Anche quell’elemento le ricordava qualcosa che doveva essere rinnovato profondamente, come la sua vita. Lo spalancò, ritrovandosi a sorridere ad un tramonto tiepido ma profumato, che faceva da sfondo ad una città che per metà rincasava per cenare, e per metà si preparava a vivere nuove avventure.

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Penso che una delle azioni che maggiormente mi fa stare bene sia condividere: un’emozione, un hobby, del cibo.

In effetti, riflettevo sul fatto che a me piaccia molto cucinare, e mi rende ancora più felice farlo se posso dividere il pasto preparato con altre persone.

Condividere una serata tra amici, in un’atmosfera di magica intesa e affetto, due sensazioni che ho riscoperto da non molto. Ho avuto per anni delle difficoltà a manifestare i miei sentimenti di amicizia, ed ancora oggi ho molto su cui lavorare. Non so perchè, mi sono chiesta spesso se fossi soltanto un’egoista a cui non importava niente di nessuno, se fossi anaffettiva, se fossi associale; beh a volte mi piace stare da sola e posso non aver voglia di uscire o di vedere nessuno. Anche se, mi chiedo se non c’entri con una certa pigrizia di cui sto cercando di scrollarmi, perchè so bene che è diventata un’abitudine viziosa simile al fumo, ma non è qualcosa che mi appartiene davvero.

Comunque, devo ringraziare moltissimo due persone conosciute frequentando la scuola serale, F. e S., che mi hanno fatto capire che posso essere un’amica, che posso essere una persona a cui voler bene e con cui è piacevole stare. questo mi ha fatto capire che devo solo uscire dal mio guscio, che mi allontanavo dagli altri per timidezza, insicurezza; che posso essere dolce, comprensiva, divertente.

Non so perchè, riuscivo ad essere tutto questo con il mio ragazzo, ma non con altri. Non lo so, sono i misteri dell’essere umano, davvero. La nostra psiche è davvero una foresta intricata ed intrigante, un elemento che cambia, che si arricchisce continuamente di sfumature e di colori, e credo che non finirò mai di interrogarmi su di esso.

Forse sono troppo sensibile, troppo facilmente impressionabile; ma io sono felice di essere arrivata a chiedermi questo, a dubitare di me e della mia direzione, perchè voglio essere critica nelle scelte che compio, e non considerarmi con gli occhi degli altri, ma di me stessa. Voglio essere consapevole delle mie debolezze e dei miei punti di forza, per migliorarmi e crescere, sempre, finchè vivrò. Non posso non considerarmi una viaggiatrice, la mia meta si sposta in continuazione, non so bene qual’è, molti ritengono che sia il viaggio stesso.

Non voglio dare per assodati e fissi i miei difetti o le mie paure, non posso fermarmi di fronte a un mio limite, perchè è solo una questione di volontà, questo l’ho capito a mie spese. E poi così ci si preclude la possibilità di una sfida con se stessi, che è sempre un’opportunità, perchè un po’ ci cambia sempre e in meglio.

Solitudine

Potrei trascorrere ore, intere giornate, forse, analizzando, interrogando, scrutando l’animo umano.

Eppure, sono certa, non verrei comunque a capo delle questioni irrisolte che mi tormentano. Anzi, piuttosto, direi, che mi snervano, mi sovrastano, mi atterriscono e mi confondono. Non so se sono l’unica ad avere dei rimpianti o la certezza di determinati sbagli; non s se sono l’unica a sentirsi così terribilmente sola. Non credo, purtroppo. Preferirei sapere di esserlo perchè, in ogni caso, si tratta di dolori incondivisibili, che comunque nessuno potrebbe comprendere. Perchè il dolore è unico, ci attanaglia e ci sorprende in modi che non avevamo immaginato possibili. E ci chiediamo “Perchè? Perchè sta succedendo a me?” e continueremo a chiedercelo per lungo tempo. Che forse è un tempo breve, ma il dolore rallenta lo scandirsi dei minuti, e ogni giorno sembra un periodo lunghissimo e straziante, un vuoto incolmabile. Ci voltiamo  nella folla del mercato, dei negozi, dei locali, a cercare uno sguardo complice, incontrando solo indifferenza. Ci voltiamo a tavola, in casa, e troviamo un’indifferenza anche peggiore, perchè determinata dal disinteresse di un familiare.

Dentro è come un barattolo vuoto, che risuona un gemito senza passione, freddo e uguale a tanti altri; fuori sei solo uno qualunque, dove potrai ritrovare l’importanza della tua vita?