Giorno 1.

In un certo senso la vita è una rinascita continua, quotidiana. Ogni giorno possiamo avere la possibilità di riproporci, di iniziare nuove esperienze, di rimediare a degli errori… ma anche di commetterne di nuovi, di rimanere fermi sulle proprie posizioni, fisiche o mentali. Non è semplice cambiare uno nostro stato d’animo, pur consapevoli che ci sta rendendo infelici; può essere difficile tendere la mano a una nuova emozione; può essere impossibile riflettere su noi stessi.
La cosa più pazzesca è che…dipende tutto solo da noi stessi! Molte volte incolpiamo i massimi sistemi, il Governo, la famiglia, la Chiesa, il nostro partner, la scuola ma non è così. E’ che a volte siamo pigri, codardi o, più semplicemente, abbiamo paura.
Io sono disoccupata da 11 mesi.
Io sono 10 kg oltre il mio peso forma da 6 anni.
Io sono egoista con il mio partner e non mi fido di lui.
Io non vorrei sposarmi in Chiesa per il solo fatto che mio padre è l’esempio perfetto di finto-cristiano.
Mi sono elencata mentalmente molte ragioni possibili: perchè sono depressa, perchè sono ferita, perchè sono insicura, perchè la Chiesa è un sistema che non approvo, perchè sono stupida, ecc… Qualcuna è una motivazione giusta, qualcun’altra è solo una scusa, ma, in ogni caso, quello che devo fare, se voglio cambiare, non è più darmi spiegazioni sul perchè, ma darmi delle soluzioni per cambiare.

Oggi ho avuto un colloquio con un ente che organizza percorsi di formazioni e tirocinio per il reinserimento lavorativo dei disoccupati; venerdì sarò a Padova per il colloquio di selezione dei partecipanti al corso, che avrà un massimo numero di componenti pari a 9. Se riuscirò ad accedere al corso formativo della durata di 2 mesi (circa), poi avrò la possibilità di effettuare uno stage di 480 ore presso un’azienda che ricerca la figura professionale oggetto del corso.
Oggi pomeriggio terrò 2 ore di ripetizioni e poi alle 18.00 ho appuntamento presso uno studio di architetti per vagliare il preventivo per la modifica dell’impresa esecutrice la costruzione della casa. Da tre settimane vado in palestra 2 o 3 volte la settimana e ora devo iniziare a rendere più sana la mia alimentazione: questo sarà un punto doloroso, dato che amo cucinare e sono molto golosa: sarà una bella sfida! Domani mattina inserirò i miei dati di peso e misure dei punti critici.

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Andare

D’un tratto l’incomprensione innalzò un muro di silenzio e di fastidio reciproco. Ann fissava Clark senza riuscire più a trovare una motivazione per comunicare con lui, anche se negli ultimi trentacinque minuti comunicare era diventato sinonimo di insultare. Adesso non ricordava nemmeno più il motivo del litigio (forse l’aver usato un certo tono di voce per esprimere un commento che a lui irritava tanto) ma le sembrava che ogni cosa e ogni istante insieme a lui non avesse avuto, nè avrebbe potuto avere più in futuro, alcun senso. Cos’era quella pesantezza che ora sentiva nella testa e nel corpo? Perchè le sembrava di soffocare (forse tutti quelle ore di lavoro straordinario la stavano stancando troppo)?
“Ann, ma dove vai? Non abbiamo finito di parlare!”
“Beh, io sì” lei pensò, e divincolando il tentativo di Clark di trattenerla per un braccio, chiuse gli occhi, promettendo a sè stesssa che, d’ora in avanti e per tutto il resto della sua vita, avrebbe seguito soltanto il suo cuore “Ho bisogno d’aria” rispose, e scendendo gli scalini a due a due si diresse rapidamente verso il portone d’ingresso del condominio. Si arrestò dinnanzi all’uscio in ferro verdastro, arrugginito. Anche quell’elemento le ricordava qualcosa che doveva essere rinnovato profondamente, come la sua vita. Lo spalancò, ritrovandosi a sorridere ad un tramonto tiepido ma profumato, che faceva da sfondo ad una città che per metà rincasava per cenare, e per metà si preparava a vivere nuove avventure.

Penso che una delle azioni che maggiormente mi fa stare bene sia condividere: un’emozione, un hobby, del cibo.

In effetti, riflettevo sul fatto che a me piaccia molto cucinare, e mi rende ancora più felice farlo se posso dividere il pasto preparato con altre persone.

Condividere una serata tra amici, in un’atmosfera di magica intesa e affetto, due sensazioni che ho riscoperto da non molto. Ho avuto per anni delle difficoltà a manifestare i miei sentimenti di amicizia, ed ancora oggi ho molto su cui lavorare. Non so perchè, mi sono chiesta spesso se fossi soltanto un’egoista a cui non importava niente di nessuno, se fossi anaffettiva, se fossi associale; beh a volte mi piace stare da sola e posso non aver voglia di uscire o di vedere nessuno. Anche se, mi chiedo se non c’entri con una certa pigrizia di cui sto cercando di scrollarmi, perchè so bene che è diventata un’abitudine viziosa simile al fumo, ma non è qualcosa che mi appartiene davvero.

Comunque, devo ringraziare moltissimo due persone conosciute frequentando la scuola serale, F. e S., che mi hanno fatto capire che posso essere un’amica, che posso essere una persona a cui voler bene e con cui è piacevole stare. questo mi ha fatto capire che devo solo uscire dal mio guscio, che mi allontanavo dagli altri per timidezza, insicurezza; che posso essere dolce, comprensiva, divertente.

Non so perchè, riuscivo ad essere tutto questo con il mio ragazzo, ma non con altri. Non lo so, sono i misteri dell’essere umano, davvero. La nostra psiche è davvero una foresta intricata ed intrigante, un elemento che cambia, che si arricchisce continuamente di sfumature e di colori, e credo che non finirò mai di interrogarmi su di esso.

Forse sono troppo sensibile, troppo facilmente impressionabile; ma io sono felice di essere arrivata a chiedermi questo, a dubitare di me e della mia direzione, perchè voglio essere critica nelle scelte che compio, e non considerarmi con gli occhi degli altri, ma di me stessa. Voglio essere consapevole delle mie debolezze e dei miei punti di forza, per migliorarmi e crescere, sempre, finchè vivrò. Non posso non considerarmi una viaggiatrice, la mia meta si sposta in continuazione, non so bene qual’è, molti ritengono che sia il viaggio stesso.

Non voglio dare per assodati e fissi i miei difetti o le mie paure, non posso fermarmi di fronte a un mio limite, perchè è solo una questione di volontà, questo l’ho capito a mie spese. E poi così ci si preclude la possibilità di una sfida con se stessi, che è sempre un’opportunità, perchè un po’ ci cambia sempre e in meglio.

Solitudine

Potrei trascorrere ore, intere giornate, forse, analizzando, interrogando, scrutando l’animo umano.

Eppure, sono certa, non verrei comunque a capo delle questioni irrisolte che mi tormentano. Anzi, piuttosto, direi, che mi snervano, mi sovrastano, mi atterriscono e mi confondono. Non so se sono l’unica ad avere dei rimpianti o la certezza di determinati sbagli; non s se sono l’unica a sentirsi così terribilmente sola. Non credo, purtroppo. Preferirei sapere di esserlo perchè, in ogni caso, si tratta di dolori incondivisibili, che comunque nessuno potrebbe comprendere. Perchè il dolore è unico, ci attanaglia e ci sorprende in modi che non avevamo immaginato possibili. E ci chiediamo “Perchè? Perchè sta succedendo a me?” e continueremo a chiedercelo per lungo tempo. Che forse è un tempo breve, ma il dolore rallenta lo scandirsi dei minuti, e ogni giorno sembra un periodo lunghissimo e straziante, un vuoto incolmabile. Ci voltiamo  nella folla del mercato, dei negozi, dei locali, a cercare uno sguardo complice, incontrando solo indifferenza. Ci voltiamo a tavola, in casa, e troviamo un’indifferenza anche peggiore, perchè determinata dal disinteresse di un familiare.

Dentro è come un barattolo vuoto, che risuona un gemito senza passione, freddo e uguale a tanti altri; fuori sei solo uno qualunque, dove potrai ritrovare l’importanza della tua vita?

3.

In quale angolo del pianeta si nascondeva quella stronza? Correvo sotto la pioggia, stremata e ringhiante, maledettamente furiosa, la cattiveria straripava dai miei occhi, non potevo credere che mi avesse picchiata. Lei e quell’altro stupido del suo amico che si portava a letto, lei e quell’inutilità di uomo che sapeva solo farle da cornice o da eco. Oltrepassai un pontile, il mare si ingrossava al mio incedere, i lampi a tratti tagliavano la notte, folgorandola per un istante. Un ticchettio come di mani che incitano alla violenza, un vociare lontano che non pareva nemmeno umano. Ansimavo appoggiandomi sulle ginocchia, poi uno scatto e un grido. Un altro tuono, un altro istante abbagliante: ma un attimo è sufficiente per intravvedere una figura, per intuire una traiettoria. Sparai un colpo, due colpi. La pistola stretta tra le mani, quasi giunte in una preghiera, ma non sapevo se di morte o di aver sbagliato la mira. Mi avvicinai, nel buio ogni cosa era una spasmodica ombra, ingannevole e impressionante. Solo sabbia lambita dal mare tempestoso, solo un cuore gonfio di vendetta: un’acqua scura e del sangue amaro, nulla era cambiato.

S.

“Non ricordavo in quali circostanze doveva essere accaduto che io finissi in quel limbo sensoriale” “Come potevi non esserti resa conto di quello che ti stava accadendo?” Trassi un respiro profondo e socchiusi gli occhi, come a cercare l’ispirazione per formulare una giusta risposta. Quanto era difficile confessare la verità delle cose. “Non saprei, S., davvero. E’ come se nella mia mente fosse accaduto una sorta di blackout; di quel giorno mi sono rimaste solo un fascio di sensazioni, e più passa il tempo, più diventano casuali e indecifrabili…” Mi volsi alla finestra. Quel cielo grigio era come un muro tra me e un Dio che mi si negava. “Ti va se usciamo? Potremmo fare due passi al parco Timothy, forse incontreremo anche J.! Le farebbe davvero piacere rivederti!” Sì, J. Proprio lei che era stata la causa di tutto, come no! Del resto, nessuno lo sapeva, e io di certo non volevo che qualcuno ne venisse a conoscenza. Una fitta mi strinse il cuore, fino a farmi tossire. “Scusa, ma come vedi, non sto molto bene. Credo che mi riposerò un po’ adesso”. S. incrinò le labbra e lo sguardo, poi mi sorrise, alzando le spalle: “Come vuoi, ci sentiamo più tardi”. Mi baciò sulla fronte e uscì, mentre io rimasi a guardare attraverso la finestra, aspettando di vederla svoltare l’angolo del palazzo.

L’AVVENIRE

Essere sospesi in una parentesi di vita, senza tempo o spazio.

Come in un sogno (o un incubo?) da cui vorrei svegliarmi, ma una forza me lo impedisce, premendo sui miei occhi, affinché io continui a tenerli chiusi.

Nell’aria uno strano sapore dolciastro, come di vaniglia. O di fragola, non saprei dire con precisione.

Sento la leggerezza nell’anima, l’assenza di turbamento o di preoccupazione.

Rifletto in uno specchio la mia immagine e con sorpresa mi riscopro inesistente.

Ora ricordo, sono morta.