S.

“Non ricordavo in quali circostanze doveva essere accaduto che io finissi in quel limbo sensoriale” “Come potevi non esserti resa conto di quello che ti stava accadendo?” Trassi un respiro profondo e socchiusi gli occhi, come a cercare l’ispirazione per formulare una giusta risposta. Quanto era difficile confessare la verità delle cose. “Non saprei, S., davvero. E’ come se nella mia mente fosse accaduto una sorta di blackout; di quel giorno mi sono rimaste solo un fascio di sensazioni, e più passa il tempo, più diventano casuali e indecifrabili…” Mi volsi alla finestra. Quel cielo grigio era come un muro tra me e un Dio che mi si negava. “Ti va se usciamo? Potremmo fare due passi al parco Timothy, forse incontreremo anche J.! Le farebbe davvero piacere rivederti!” Sì, J. Proprio lei che era stata la causa di tutto, come no! Del resto, nessuno lo sapeva, e io di certo non volevo che qualcuno ne venisse a conoscenza. Una fitta mi strinse il cuore, fino a farmi tossire. “Scusa, ma come vedi, non sto molto bene. Credo che mi riposerò un po’ adesso”. S. incrinò le labbra e lo sguardo, poi mi sorrise, alzando le spalle: “Come vuoi, ci sentiamo più tardi”. Mi baciò sulla fronte e uscì, mentre io rimasi a guardare attraverso la finestra, aspettando di vederla svoltare l’angolo del palazzo.

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